Modena City Ramblers: Intervista a Massimo Ghiacci per il nuovo album

In occasione dell’uscita del doppio album Niente Di Nuovo Sul Fronte Occidentale dei Modena City Ramblers, Massimo Ghiacci, bassista della band, ha gentilmente concesso un’intervista a Musica10. Partendo dalla nascita del nuovo disco Ghiacci ci ha raccontato i dettagli di alcuni brani e insieme abbiamo dato spazio a quelle che sono le tematiche che caratterizzano le canzoni dei Modena City Ramblers.

Inoltre ci ha parlato del tour che prenderà il via il prossimo 8 febbraio, ma ovviamente non potevamo non dare spazio anche a Libera e alle prossime elezioni politiche.

 

Niente di Nuovo Sul Fronte Occidentale è un doppio album. Il lato A Niente Di Nuovo è più elettrico, con brani che spaziano tra il rock e il combat-folk, mentre il lato B Sul Fronte Occidentale sembra essere più tradizionale. Ci racconti in che modo è nato il vostro tredicesimo album in studio? 

A ‘Buskers Tour’ concluso, a inizio autunno praticamente, ci siamo chiusi in sala prove con una grande quantità di canzoni scritte da valutare per il disco nuovo. Disco che già da un paio di anni avevamo programmato di pubblicare verso l’inizio del 2013.  Dopo ‘Sul tetto del mondo’, un lavoro dove volutamente avevamo lasciato da parte idee di concept o di particolari legami tra le canzoni,  e dove a nostro avviso traspariva una certa “leggerezza” di fondo nei testi, ci eravamo ripromessi di ripresentarci discograficamente  con qualcosa di più ‘impegnativo” all’ascolto, dove anche canzoni dai temi particolarmente drammatici o ‘pesanti’ potessero trovare la giusta collocazione. La canzone sulla strage di Bologna, che in occasione delle poche repliche del nostro spettacolo teatrale ‘Sala d’aspetto’ fatte tra il 2011 e l’inizio 2012 fu eseguita dal vivo, venne per questo tenuta fuori da ‘Sul tetto del mondo’, così come ‘La strage delle fonderie’, canzoni che in qualche modo hanno influenzato anche la scrittura di buona parte del materiale poi divenuto canzone. Materiale ispirato a tematiche legate in qualche modo alla Storia, se non addirittura alla recente cronaca. Nel momento della scelta delle canzoni non c’era l’idea di realizzare un doppio cd, anzi abbiamo tenuto fuori cose che erano state pensate proprio per il progetto ma che comunque potranno trovare una collocazione futura in altri dischi, proprio per non finire a fare un disco troppo ‘tosto’ e lungo. Poi abbiamo calcolato male i tempi delle canzoni scelte! Una volta arrangiate e incise ci siamo accorti che tutte quante non stavano in un solo cd, ma invece che farci prendere dal panico nel dover procedere a dolorose ‘potature’, abbiamo ripensato completamente la scaletta del disco, arrivando all’idea dei due cd separati con una loro natura ben precisa e una ‘scorrevolezza’ d’ascolto data dal numero di tracce non eccessivo. Due dischi in vendita al prezzo di uno solo! Ci è sembrata una buona idea, che ci rappresenta molto nel nostro atteggiamento di fregarcene di mode e tendenze, confidando che chi ci segue ancora apprezzi l’idea di un lavoro discografico ragionato e curato, espressione di tutte le tensioni creative della band, piuttosto che finire per scaricarsi degli anonimi file travestiti da canzone.

 

L’Italia, la Memoria, la Strage di Bologna, l’attualità, la crisi sono i temi che contraddistinguono il vostro percorso musicale e che ritroviamo nel nuovo disco. In che modo vi approcciate a tutto questo e per voi che valore ha la Memoria?

Crediamo che l’esercizio della Memoria sia un valore indispensabile per una civiltà in evoluzione, una sorta di punto di riferimento e di confronto per cercare di interpretare in maniera non del tutto disarmata le sfide e i problemi che ci pone come società il quotidiano. Noi veniamo da orizzonti folk, quanto si vuole contaminati, ma pur sempre legati a questi temi: l’attualità, le vicende storiche, filtrate attraverso la storia personale o quella di un popolo, sono da sempre la parte fecondante delle folk songs. Sostanzialmente il nostro approccio compositivo non si discosta molto dalla lezione dei folk singers, cerchiamo di parlare alla gente comune attraverso i linguaggi che oggi più li rappresentano.

 

Il Violino Di Luigi: è il violino del partigiano Luigi Freddi ritrovato in una cascina di Casoni di Luzzara  in seguito al terremoto che lo scorso anno ha colpito l’Emilia. Chi è Luigi Freddi e come siete venuti a conoscenza della sua storia?

 Luigi Freddi era un giovane partigiano della Bassa reggiana. Violinista, non si separava mai dal suo strumento. Incaricato nel marzo del ’45, a guerra ormai vicina alla conclusione anche in Emilia, di compiere un’azione di sabotaggio presso un deposito di munizioni della zona, a causa di una ‘spiata’ venne catturato dai fascisti assieme al compagno Selvino, torturato e ucciso. La famiglia Vezzani, che in quei giorni gli aveva dato rifugio, restò col violino che il giovane aveva dato loro in custodia. Di quel violino si persero poi le tracce e solo all’indomani del terremoto che ci ha colpito lo scorso anno, durante i sopralluoghi per verificare i danni subiti dalla casa, è stato ritrovato nel solaio nascosto tra cassette per la vendemmia. Quest’estate stavamo leggendo un articolo sulla vicenda sulle pagine di un quotidiano locale proprio quando l’Anpi di Luzzara, a cui nel frattempo i Vezzani avevano donato lo strumento, ci ha cercato proponendoci di suonarlo per primi una volta restaurato. Per noi è stato un onore essere interpellati, e la storia ci ha tanto colpiti che alla fine ci abbiamo scritto una canzone. Per la registrazione, abbiamo impiegato proprio quel violino. Quei momenti in cui il suo legno, dapprima timidamente poi con vigore direi quasi ‘partigiano’, ha ripreso a vibrare restano indimenticabili. 

 

Briciole e Spine è il brano che chiude l’album. “I nostri padri grazie a Dio ci hanno fatto studiare, a volte anche insegnato cosa vuol dire saper sognare. Ma è difficile riuscirci quando non sai più su che contare, un tempo si cantava Chi non lavora non fa l’amore, forse è anche per questo che oggi crescere un bambino da queste parti è un lusso che tarda ad arrivare” con questa strofa avete descritto un sentimento attuale e comune a molti…

Volevamo proprio scrivere una ballad d’amore che in qualche modo parlasse dei nostri tempi, che fosse allo stesso tempo ‘classica’ nei suoi riferimenti alla tradizione folk ma che al contempo potesse risultare attuale e popolare. In essa c’è tutta l’amarezza e l’incertezza della vita precaria di una giovane coppia, ma anche l’eroismo di chi con amore crede ancora nel futuro, nonostante tutto. Se ci avessero chiesto di andare a Sanremo, con una canzone del genere non ci saremmo vergognati di parteciparvi! 

 

La copertina del disco sembra racchiudere diversi significati. Una donna di mezza età avvolta in un drappo tricolore che sembra essere stanca, stanca come l’Italia e il suo popolo. Che significato ha per voi?

 È proprio una rappresentazione della nostra Repubblica, della nostra società attuale. Un po’ invecchiata, stanca e ferita, un po’ madre e un po’ meretrice. Spetta a noi sancire se sia meglio procedere ad un lifting o al contrario ostentare come parte della propria bellezza il peso degli anni, magari preferendo guardare più a fondo nel mistero di occhi che già tanto hanno visto, inseguito e sognato.

 

I Modena City Ramblers e i giovani. Il vostro pubblico abbraccia diverse generazioni. Da anni vi seguo live e ho sempre notato anziani, giovani, bambini, adolescenti. La vostra è una musica impegnata, ma in che modo cercate di parlare a tutto coloro che vi seguono? 

Sicuramente oggi c’è la consapevolezza di rapportarsi anche con persone che possono avere addirittura trent’anni meno di noi. Ciò ci impone una certa responsabilità nel non dare nulla per scontato e al contempo di lavorare con serietà alla costruzione di un linguaggio artistico che possa essere intergenerazionale. Ancora una volta, e’ la lezione delle folk songs a guidarci in questo tentativo.

 

La storia dei Modena City Ramblers è iniziata più di vent’anni fa. Vi considerate un gruppo storico e avete mai pensato di fermarvi per un po’?

Di fermarsi non c’è tempo, troppe canzoni e troppi concerti ci aspettano, in ogni stagione e per ogni anno a venire! Al di la’ delle battute, lasciamo agli altri il giudizio sulla nostra ‘storicità’, a noi interessa più l’oggi e il domani da realizzare assieme.

 

Dall’8 febbraio tornerete in tour. Quale spettacolo ci riserverete?

La prima parte del tour, pensata soprattutto per i club, sarà alquanto ‘combat’. Più improntata sull’anima del primo cd. Questo disco doppio ci permetterà di modulare molto la scaletta, ragionando sui nuovi brani e l’equilibrio da trovare coi pezzi vecchi. Più avanti ci sarà spazio per una piccola virata sonora e, speriamo, anche per concerti in teatro, dove vorremmo ripartire con una riproposizione, magari adeguata alla presenza di nuove storie, dello spettacolo ‘Sala d’aspetto’.

 

Da anni collaborate con “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie” di Don Luigi Ciotti. Il vostro impegno è ormai noto.  In che modo appoggiate l’ultima iniziativa “Senza Corruzione Riparte Il Futuro” e come invitereste il vostro pubblico a firmare la petizione contro la corruzione che chiede a tutti i candidati alle prossime elezioni politiche di sottoscrivere alcuni impegni fondamentali?

Ci hanno chiesto di ‘metterci la faccia’, come si suol dire, facendo una foto. Non è un grande impegno, ma crediamo che sia un buon modo per ribadire da che parte stiamo! Per quanto riguarda il nostro pubblico, crediamo che non abbia molto bisogno di un invito del genere da parte nostra, direi che chi ci ascolta di motivazioni per firmare ne ha a bizzeffe! Purtroppo, se il nostro Parlamento sarà ancora popolato nell’immediato futuro di personaggi ‘impresentabili’, la colpa sarà tutta dei partiti che li avranno candidati…

 

Secondo voi come potrebbe cambiare l’Italia dopo le prossime elezioni politiche?

Sinceramente, e ti rispondo come singolo perché magari come gruppo non è che si debba avere necessariamente una comune visione su questo, non mi illudo più di tanto. Spero in un riallineamento della classe politica ai veri bisogni della gente comune, al di la’ della retorica e delle promesse da campagna elettorale. Purtroppo, decenni di ‘malaeducazione’ ci hanno reso più che mai popolo che si ferma alla superficie dei problemi, che bada più all’apparenza e alle parole più che alla sostanza e ai fatti, che subito dimentica e mai si mette in discussione. E ogni politico, se vuole conquistare voti, a questo target elettorale deve parlare. Basta urlare più forte degli altri o spararla più grossa. Penso che ci vorrà ben più di una legislatura per avere ragione di una vera e propria dominazione culturale che mi sembra oggi ancora forte e radicata, al nord come al sud. Per adesso, temo molto non uscirà nulla di nuovo dal fronte occidentale…

 

Intervista di Rosa D’Ettore

Si Ringraziano: Massimo Ghiacci, Modena City Ramblers, Paolo Pastorino e la Mescal.

Modena City Ramblers Intervista a Massimo Ghiacci per il nuovo album

Foto Ufficio Stampa Mescal

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