Oh NO ITs POk, Visitors NOT Visitors: recensione





Quella che oggi il MarcoRotten si appresta a fare è la recensione post-ascolto dell’album d’esordio di una band molto interessante. Si trattadi Visitors NOT Visitors ed è la prima fatica discografica  degli Oh NO ITs POk, una band di giovanissimi che può già vantare un curriculum di tutto rispetto. I nostri eroi, infatti, hanno legato il loro nome all’Heineken Jammin’ Festival 20101, dove hanno suonato nel main stage dopo aver vinto il contest per band emergenti.

Ma non solo, perché gli Oh NO ITs POk hanno suonato anche nei prestigiosi club londinesi di Camden Town e si sono affermati come opening band per band come Editors, Green Day, Sigue Sigue Sputnik e 30 Seconds To Mars.
Quello che ho potuto inevitabilmente notare ad un primo ascolto del loro disco d’esordio Visitors NOT Visitors è un costante rimando alle sonorità elettroniche sci-fi dei videogames anni Ottanta. Lo si può sentire sin dalla prima traccia Wa Ki So o in canzoni come VRPR e Doodle Doodle. Devo ammetterlo, ho sentito echi di numerose band e mostri sacri della musica elettronica. Le influenze di nomi come Prodigy, Aphex Twin e Chemical Brothers sono presenti anche se lontane, mentre in altre canzoni (specialmente in Doodle Doodle) ci sono melodie che rimandano ai cartoon made in Japan di due decenni fa. Quelli, per intenderci, con i quali siamo cresciuti un po’ tutti. Non è un difetto, quindi, bensì un vero e proprio elogio.
Da musicista posso dire di aver ascoltato con piacere un disco divertente, colmo di musica di ottima fattura e nella quale ho ascoltato un miscuglio di vari generi musicali che spaziano dal punk a rock senza mai perdersi, ma contaminando il tutto con l’elettronica. Il che contribuisce a rendere la pasta ancora più innovativa. Consigliato!