Marco Carta: dopo Fabri Fibra torna a galla la questione dell’omosessualità

Dopo le numerose polemiche nate in seguito alle dichiarazioni in rima di Fabri Fibra, riguardo alla presunta omosessualità di Marco Carta,

l’ex vincitore del Festival di Sanremo e di Amici di Maria De Filippi è tornato al centro dell’attenzione della comunità gay e, in particolare, di Giuliano Federico.

Il responsabile del noto portale Gay.tv ha infatti pubblicato una lunga lettera indirizzata a Marco così come a tanti altri artisti che, secondo l’autore, sarebbero omosessuali.

Nella missiva, dai toni comunque pacati e per nulla offensivi, Giuliano Fedrico invita Marco a fare outing per abbattere le cosiddette barriere perbeniste, in pratica alla stregua delle recenti dichiarazioni di Tiziano Ferro.

Ora il punto è che, fan a parte, Marco Carta a nostro parere non ha mai dato modo di farci pensare di essere gay.

Insomma, non che ci sia qualcosa di male nell’essere omosessuale, fatto stà che il nostro Marco ha sempre dichiarato di rispettare la comunità gay ma questo non vuol dire che anche lui ne faccia parte.

Per ora da parte dell’artista sardo non è giunta alcuna risposta. Nell’attesa vi segnaliamo la lettera di Giuliano Federico indirizzata a Marco invitandovi a commentarla insieme a noi.

Caro Marco Carta ,

ci sono momenti in cui la propria esperienza individuale incrocia quella delle persone con cui abbiamo intrecciato le nostre vite. Momenti nei quali le nostre scelte hanno un grande peso specifico rispetto alla collettività. A maggior ragione se la tua vita è stata dedicata ad un percorso pubblico. Nel quale le tue esperienze affettive, le tue ambizioni, le tue paure e le tue gioie vengono condivise attraverso la musica e i media con milioni di ragazzi.

Ci sono persone che sentono dentro il fuoco della condivisione. Tu sei una di queste. Quello che oggi viene additato come un voyeurismo mediatico granfratellesco altro non è che la strumentalizzazione di un sentimento ingenuamente umano, certamente cristiano, persino un po’ socialista. Condividere la propria esperienza individuale è un istinto di noi umani. Siamo, del resto, animali sociali incalliti. Tu sai bene quanto può essere nobile e quanto ci si senta utili nel mettere la propria sensibilità, creatività ed esperienza al servizio degli altri. E quanto sia bello farlo nella sincerità, nella verità dei propri sentimenti e dei propri percorsi individuali.

Gli artisti compiono un viaggio all’interno del proprio io, scandagliandone grandezza e piccolezza, e trasferiscono questa conoscenza in un moto espressivo che diventa un quadro, una foto, un film, una canzone, una poesia. Quando un artista attinge alla propria esperienza compie scelte precise, decide cosa e come della propria vita possa essere condiviso con l’umanità attraverso la mediazione artistica.

Caro Marco, ci sono appuntamenti nella vita di un artista in cui le responsabilità rispetto a se stessi diventano sfide immani per un giovane uomo. Ci sono apparati sociali pesanti da sostenere individualmente. Croste di ignoranza contro cui rimbalza qualsiasi possibilità di distinguersi. Barriere perbeniste che mantengono lo status quo. È infatti arduo per definizione il cammino di qualsiasi artista che voglia provare ad affrontare l’arroganza della cultura dominante. Ma non è forse la capacità di graffiare la società e i suoi costumi che fa di un uomo un artista?”