Jovanotti, un album per ringiovanire la musica

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Vi ricordate che vi avevo già parlato del nuovo album di Jovanotti? Direi che merita decisamente due chiacchiere in più! Come funziona Ora, il suo format? Insomma, un disco pubblicato in due versioni: una “basic” con quindici brani; l’altra “deluxe” con venticinque pezzi, praticamente un disco in più. Propost aun po’ troppo commerciale? Ipoteticamente un disco dovrebbe contenere unpercorso logio, una sorta di storia ma quindi chi compra la verisone base si trova a metà storia? No. Lorenzo “Jovanotti” dice che Ora è pensato come un album sui generis praticamente una playlist. Ma anche questo non giustifica l’esistenza di una versione di serie A e di una di serie B anzi forse rende il tutto decisamente “mnumentale”.

Poco ma sicuro quest’album è un concentrato di “Jovanotti”-pensiero. Un disordine talvolta fantastico ma di tanot in tanto irritante: un album che nasce smaccatamente elettronico, ma ricco di momenti cantautoriali (Le tasche piene di sassi, Un’illusione, la versione acustica de L’elemento umano), vere e proprie gemme mature (La porta è aperta, Rosso d’illusione) e quelle punte di ingenuità jovanottesche ormai sfiatate (La bella vita con Amadou & Mariam, Dabadabadance, La medicina), ricerca di groove potenti (Megamix, Battiti di ali di farfalla con Michael Franti) e scadimenti nell’effettistica da vocoder alla maniera dei peggiori Kanye West e Black Eyed Peas (Spingo il tempo al massimo, La festa infinita). Tutto e il contrario di tutto. Troppo e ancora di più. Perché strafare?