Carla Fracci Vs Gianni Alemanno: il video dell’aggressione in difesa della musica lirica.



Aiutateci, la situazione di tutti i teatri italiani è gravissima. Il governo ha costruito su misura un decreto legge vergognoso, che è un attentato ai lavoratori, al sindacato e alla democrazia”.
Queste le prime parole di battaglia pronunciate il 9 maggio in occasione del concerto al Teatro San Carlo di Napoli del pianista Lang Lang.

Parole che hanno alzato un enorme polverone, soprattutto in vista del ‘fermo’ che stanno subendo numerosi teatri italiani, tra cui quello dell’Opera di Roma.
E proprio in merito a tale disagio da parte di artisiti (e fruitori) è intervenuta una delle figure più autorevoli della danza, Carla Fracci .
Il 17 maggio infatti, in seguito ad un intervento di Gianni Alemanno presso il Teatro romano in cui stavano andando in scena proteste su proteste, la ballerina Carla Fracci è stata animata da un forte stimolo di sommossa ‘aggredendo’ verbalmente il Sindaco della Capitale.
Alemanno ha infatti sostenuto: “E’ necessario affrontare in maniera seria la fase del negoziato per modificare il decreto Bondi”.
Parole che hanno destato fischi ed urla da parte dei presenti e, in particolare, della stessa ballerina che si è avvicinata rabbiosa al Sindaco sentenziando: “Vergogna, vergogna, farabutto … E’ colpa tua. E sono cose che non dico per me ma per il futuro di questo teatro”.
In particolare l’artista ha fatto riferimento ad una richiesta durata due anni di poter avere un colloquio con il Sindaco che però, da parte sua, sembra aver negato costantemente tale meeting volto a rinnovare il contratto per il Teatro romano.
Di conseguenza niente futuro per la direzione artistica da parte di Carla Fracci che, a quanto pare, verrà sostituita dal coreografo belga Micha van Hoecke.
In definitiva, dopo gli esigenti cambiamenti che hanno toccato le più grandi istituzioni come scuole ed università, adesso si passa anche al cosiddetto formato Opera che, purtroppo, verrà visibilmente silurato bloccando ogni assunzione fino al 2013 e, di conseguenza, abbassando gli stipendi del 40%.
La crisi è crisi. E su questo siamo tutti d’accordo, ma ancora una volta a pagarne le spese sono principalmente l’arte e la cultura italiane, passate nuovamente in un offensivo secondo piano.

httpv://www.youtube.com/watch?v=LC6Uom-ywVA